| Peas and Love | |
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giovedì, 18 giugno 2009 ![]() Quanto è triste sentirsi come Ifigenia, a non aver avuto la possibilità di portare fino in fondo un'esperienza. Io mi sento come lì, di fronte a quello che sarebbe dovuto essere l'altare delle nozze e invece s'è rivelato, come il più infido degli inganni, il talamo funebre. Una vita troppo presto giunta al capolinea, sacrificata per una guerra inutile.
A ben vedere, il mio sacrificio è stato molto diverso. Perchè è proprio l'ingaggiare una guerra, per l'appunto inutile, alla conquista della "preda", e poi... s'è solo scherzato. C'è qualcun altro molto più importante. E io mi arrabbio, mi ostino a non volerci credere. Mi pento di quel che è successo se doveva soltanto essere l'illusione di una serata. A quel punto arriva un uomo a decidere della tua vita: ti dice quello che devi provare, come ti devi comportare, ti accusa di avere degli schemi e di non saperne uscire; un istrione che cattura il tuo cuore e poi lo getta via. Perchè è stato soltanto un momento. Perchè avrei dovuto essere capace di cogliere quel momento e gioirne finchè fosse stato possibile, e forzare la mia personalità una volta che the Master si fosse scocciato del suo Puppet. Curioso come questa parola si avvicini al tedesco "Puppe", ossia "Bambola". No, in effetti non mi sono davvero sentita una marionetta: ho agito senza pensare, sulla scia dei miei sentimenti, ma ho agito per mia volontà. Quindi sono stata un giocattolo, una bambola, una di quelei di cui ci si scoccia dopo averle ricevute per regalo e quindi le si accantona. Forse il mio difetto sta in questo. Sono un tipo differente di persona. Non sono mai stata quella a cui gli amici hanno distrutto i giocattoli. Sono stata io a giocarci, a vivere ogni singolo momento di essi, a cercare di recuperarli quando sapevo benissimo fossero irrecuperabili. Li ho distrutti io i miei giocattoli. Alcuni sono anche riuscita a conservarli integri. Altri sono stati buttati per la troppa usura. Ma tutti, fino all'ultimo, sono stati vissuti fino in fondo. Dev'essere per questo che mi lamento tanto del suo comportamento. Non riesco ad entrare nell'ottica di qualcuno che abbia delle cose "in vetrina". Che ci gioca per cinque minuti e poi le accantona. Non è che non abbia senso, perchè un senso ce l'ha: le cose almeno non si rovinano. Eppure io credo che non si viva davvero in questo modo. Tuttavia non è affar mio giudicare le scelte di vita altrui. Forse devo solo cercare qualcuno che non mi metta da parte dopo essere riuscito a far aprire il mio cuore senza più ritegno. Ma soprattutto devo cercare... o meglio, aspettare qualcuno che abbia voglia di giocare con me; non come si fa con una bambola, bensì come compagna di giochi. posted by Pea, at 21:13, commenti , Permalink, peas and tales, i wish i could do, i wish i could have ***mercoledì, 17 giugno 2009 You are the pill that brings me down ![]() Vorrei tanto riuscire a capire come siamo arrivati al punto di ignorarci. Io, per orgoglio. Tu, perchè?
posted by Pea, at 14:29, commenti , Permalink, ipse dixit, memento mori, sadness/madness, confusa e basta ***sabato, 13 giugno 2009 ![]() Fonte
'Protège Moi' C'est le malaise du moment L'épidemie qui s'étend La fête est finie on descend Les pensées qui glacent la raison Paupières baissées, ces visages gris Surgissent les fantomes de notre lit On ouvre le loquet de la grille Du taudis qu'on appelle maison Protect me from what I want Protect me from what I want Protect me from what I want Protect me, protect me Protège-moi, protège-moi Protège-moi, protège-moi Sommes-nous les jouets du destin? Souviens-toi des moments divins Planants, éclatés au matin Et maintenant nous sommes tout seul Perdu les rêves de s'aimer Le temps où on avait rien fait Il nous reste toute une vie pour pleurer Et maitenant nous sommes tout seul Protect me from what I want Protect me from what I want Protect me from what I want Protect me from what I want Protect me, protect me Protège-moi, protège-moi de mes désirs Protège-moi de mes désirs 'Proteggimi ... dai miei desideri' E' l'inquietudine del momento L'epidemia che si espande, la festa è finita e discendono i pensieri che raggelano la ragione Palpebre abbassate, viso grigio spuntano i fantasmi del nostro letto Apriamo la chiusura del cancello Della topaia che chiamiamo casa Proteggimi da quello che voglio Proteggimi da quello che voglio Proteggimi da quello che voglio Proteggimi, proteggimi Proteggimi, proteggimi Proteggimi, proteggimi Siamo i giocattoli del destino? Ricordati dei momenti divini estasianti, splendenti al mattino, e ora siamo completamente soli Perduto il sogno di amarsi, il tempo in cui non abbiamo combinato niente, ci resta tutta una vita per piangere, e ora siamo completamente soli Proteggimi da quello che voglio Proteggimi da quello che voglio Proteggimi da quello che voglio Proteggimi da quello che voglio Proteggimi, proteggimi Proteggimi, proteggimi dai miei desideri Proteggimi dai miei desideri posted by Pea, at 13:47, commenti (1), Permalink, ipse dixit, memento mori, sadness/madness ***giovedì, 11 giugno 2009 ![]() Forse non dovrei dar troppo conto a ciò che trovo scritto sulle bustine di zucchero dei bar, ma... è troppo divertente!
Sapete, ho visto davvero di tutto in giro: gente che scrive in modo strettamente tachigrafico, tanto da risultare di difficile lettura persino alla sottoscritta che tutto sommato ha delle aspettative molto basse sulla qualità di ciò che si può trovare su una pagina di internet, e che quindi a volte fa anche lo sforzo di andare oltre la stenografia per riuscire a ricavarne qualcosa di buono; poi ci sono anche le pomposità scritte da chi sembra che per comporre, getti il dizionario nel tritarifiuti e pretende che ciò che scrive venga riconosciuto come un tipo "particolare" di poesia, privo di ogni forma metrica: eh, già... visto che Baudelaire ha scritto i poemetti in prosa, chiunque riesca ad impugnare la penna un po' meglio di come imbraccerebbe una zappa si sente in dovere di "erudire" il mondo con la propria "arte"; non esiste più la gente che scrive solo per il gusto di farlo, senza avere la pretesa del riconoscimento del "diverso"? Sì, diverso. Perchè chi crede di andare contro corrente, crede di essere anche diverso. Come se questa diversità non sia essa stessa il frutto di una moda passeggera che inesorabilmente verrà abbandonata per seguire la successiva ondata di anticonformismo. Fatto sta che oltre a veder scritte cose del genere, i muri, una volta immacolati, della rete pullulano di altre stranezze. Mi spiego meglio: che senso ha scrivere un blog "muto"? Un post tutto nero, un'immagine nera... no, perchè avrebbe avuto senso farlo una, due, tre volte; ma ormai n'è pieno di intellettualoidi pronti a profondere puntini di sospensione per dimostrare... già: per dimostrare che? Che si è rimasti senza parole? Che si è stati talmente feriti da non riuscire a scrivere? Che il proprio intimo è talmente vacuo, svuotato di ogni sentimento, da non riuscire a buttare qualcosa per iscritto? Che senso ha un silenzio di cui non si possa vedere il volto, un silenzio talmente tanto ambiguo da prestarsi a molteplici interpretazioni, così da dire ad ognuna (positiva, eh!):- Sì, esatto! E' proprio quello che volevo dire! Mi spiace, ma io non trovo nessun beneficio da un utilizzo del genere di un potenziale eccellente mezzo di comunicazione. Il silenzio vale più di mille parole, certo... ma se accompagnato da qualcos'altro, altrimenti rimane mero "vuoto", n'est-ce pas? Tacere non può essere sempre la soluzione migliore. Mi sono arrovellata il cervello per riuscire a dare una spiegazione a questo comportamento, dal momento che risulta tipico solo di determinati soggetti, che nella fattispecie credono davvero di essere geni belli e dannati... senza mai riuscire a capire... almeno fino ad oggi: «A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio». E poi è arrivata la seconda rivelazione: sono riuscita finalmente a capire perchè rimango sempre talmente basita di fronte a tali manifestazioni arroganti di stupidità, da risultarne sottomessa e umiliata al confronto con esse: «Anche gli Dei si arrendono agli stupidi». (Dicesi "penuria di modestia") Ebbene sì: ho trovato molta più saggezza nelle bustine da zucchero di quanta ne abbia trovata in 16 anni d'istruzione. Perdonatemi. Vi prometto che prima o poi questa fase acuta di acidità passerà. posted by Pea, at 22:03, commenti , Permalink, ipse dixit, peas and tales, memento mori, i wish i could do ***domenica, 31 maggio 2009 Rimando a domani ciò che potrei fare oggi ![]() Daccordo, non sarò di parola. Ma il fatto è che la parola "potrei" è un tantino ambigua. Infatti qua è proprio una questione di non farcela, non di scarsa voglia: piacerebbe anche a me parlare di bighellonate in allegria, cosa credete? Non sono uno di quei tipi che va ciondolando da una spazio all'altro, sbrodolando l'infelicità della mia esistenza in versi così belli e ricercati... da apparire totalmente incomprensibili (una volta qualcuno citò Battiato per enfatizzare un argomento, e io gli risposi "Ah, sì... quanto mi piace quella canzone, anche se non è che capisca proprio tutto tutto quello che dice... "; quel qualcuno mi rispose che neanche Battiato in verità sa quel che dice... secondo me Battiato sa più di quello che molti blog spacciatisi per "lirica" credono di sapere), ma quando la tristezza ti prende, che si fa?
Di sicuro non voglio raccontare neanche con sotterfugi i motivi per cui sono triste (sono due e molto diversi fra loro), e non per qualcosa che ho detto e stradetto: ma a pensarci bene, se raccontassi i motivi della mia tristezza, sarei costretta a riviverli durante la stesura, diventando una valle di lacrime in men che non si dica. Allora parliamo di ieri: è stato come rivivere Muenter in questi giorni, sapete? Minuti interminabili a cazzeggiare su Facebook in cerca di qualche giochino demente che mi distogliesse dalla preparazione dell'esame imminente, intere giornate passate a studiare leggendo saggi non in italiano, il cielo così terso la sera da riuscire a vedere chiaramente le stelle mentre di mattina è tutto nuvolo... ma sono in particolar modo due le cose che mi hanno portato a rivivere i momenti della Germania: un film che ho visto, e ieri notte prima di andare a dormire. Il film in questione è "The Illusionist", e voi direte:- chiaro che t'ha ricordato la Germania... si svolgeva a Vienna nel periodo dell'impero! Ed è qui che vi sbagliate, miei cari funghetti; anche perchè, a volerla dire tutta, dal momento che il film è ambientato in Austria... non sono proprio riusciti a trovare un traduttore tedesco... ma anche il primo passante, toh! uno che traducesse le scartoffie nella lingua tanto amata? Che senso ha che il libricino del trucco si chiami The Orange Tree e non Der Orangenbaum? Ma ritorniamo ai nostri motivi. In una scena del film, si vede uno scrocio di Vienna, coma sarebbe dovuta essere in quegli anni dell'impero. Quei muri tondeggianti dell'abside della cattedrale sullo sfondo, quel pavimento fatto di mattoni e quella natura tuttosommato rigogliosa, sembravano la copia esatta di Johannisstrasse, amata-odiata sede della biblioteca e di un seminario. Il secondo particolare riguarda ieri notte. Prima di stendermi sul letto, ho bevuto una bella camomilla. Ho realizzato poi che l'ultima camomilla l'avevo bevuta a Muenster, sempre prima di andare a dormire. Lo so che a voi non fregherà un fico secco (in particolar modo della Kamilla), ma io qui ho il potere assoluto di ammorbarvi con noiosissimi particolari della mia vita (avere un blog me lo consente!), quindi sono la sovrana delle cazzate in questo momento e voi le ascolterete, che vi piaccia o meno. Ora termino questo delirio di tarda serata. Passo e chiudo. posted by Pea, at 22:56, commenti (1), Permalink, peas and tales, confusa e basta *** |
Description "Lasciate ogne speranza voi ch'intrate..."... il pisellino malato rotola nei meandri di quell'appendice scomoda chiamata "testa", e vi invita a rimanere in questa isola di pace e di cazzate qualora abbiate voglia di sopportare il fardello della pazzia assieme alla sottoscritta. "Nessun uomo è un'isola -di Wight?-", ma tutti esigiamo la nostra... ed è qui che ho deciso di rifugiarmi... perchè sono stanca di urlare per riuscire ad ascoltarmi.
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